RICK
di FABIO VOLINO
Editor: Carlo Monni
Assistant editor: Fabio Furlanetto

 

Dove inizia la follia? Dove termina la sanità mentale? Sembrerà strano, ma queste sono domande che il gioviale Rick Jones si è posto più di una volta nel corso della sua un po' straordinaria carriera. Sidekick (non retribuito), cantante (pagato male), scrittore (pagato bene), presentatore televisivo (pagato benissimo) e infine produttore discografico (pagato alla grande). Eppure c'è una definizione che più di ogni altra contribuisce a definirlo: amico dei supereroi. E ne ha conosciuti molti nel corso della sua carriera, soprattutto il suo destino si è spesso legato a doppio filo con quello dei Vendicatori.
Era con loro quando si formarono sventando uno dei tanti piani malvagi di Loki; anche dopo che il suo irruento amico Hulk abbandonò il gruppo, lui rimase al fianco del suo eroe d'infanzia e del suo modello di vita, l'originale Capitan America. Tempo dopo assunse anche per qualche tempo il ruolo di Bucky, combattendo al fianco di Steve Rogers in una delle più tremende battaglie contro HYDRA. E quando Rick si legò a livello molecolare con l'originale Capitan Marvel, fu l'elemento determinante nella risoluzione del secolare conflitto Kree/Skrull.
Molto tempo è passato da allora, molte avventure/sventure sono capitate a Rick, è persino guarito da un cancro. Ma c'è stato anche un evento lieto, il suo matrimonio con Marlo Chandler, che resiste nonostante le difficoltà di ogni giorno, forse perchè più di ogni altra persona al mondo Marlo capisce Rick e lo aiuta a venire a patti con la pazzia del mondo in cui ha scelto di vivere. Negli ultimi tempi Rick è stato legato a livello molecolare con il figlio di Mar-Vell, Genis, ma le loro strade hanno preso direzioni separate a seguito di un incontro con la bizzarra razza aliena dei Bekkelooriani.
Da allora Rick ha scelto volutamente di stare lontano, salvo rarissime eccezioni, da quel mondo folle in cui aveva vissuto fino a pochi mesi prima. Lo ha fatto perchè, dopo tante volte in cui ha rischiato la vita per punire sè stesso, ha capito di volere per sè un'unica cosa: una vita normale accanto a sua moglie.
Tuttavia è difficile staccarsi del tutto da alcuni fantasmi del proprio passato e per questo oggi Rick, insieme a Marlo, è in New Mexico per ripercorrere ciò che lo definiva fino a poco tempo fa. Il luogo in cui si trovano ora è una ex base militare smantellata in fretta e furia dopo il congedo forzato di Thunderbolt Ross e la chiusura del progetto Hulkbuster. La base in cui Hulk ha fatto la sua prima apparizione. Chiaramente l'esercito americano non abbandona così facilmente le sue proprietà e, in attesa di una ricollocazione, la base è recintata e sorvegliata da alcune guardie. Rick si avvicina alla cancellata e la vede, c'è ancora: la trincea in cui Bruce lo ha scaraventato quel fatale giorno.

Molti anni fa.
"Cosa fai lì? Vattene via!”.
“Amico, non se ne parla. Ho scommesso con delle persone che me ne sarei stato qui a strimpellare la mia chitarra ed è quello che farò”.
“Ma non capisci quello che sta succedendo? Ecco, stai lì, mentre io…”.
Poi avviene: l’esplosione. Assordante, roboante… devastante. E in quei tremendi istanti gli occhi di Rick vedono un solo colore, il verde. E odono un solo suono: le grida di Bruce Banner.
Chiude gli occhi e appoggia la faccia sulle ginocchia, in attesa che l’incubo finisca.
Passa una eternità. Alla fine rialza il volto. C’è solo silenzio. Timidamente dà una occhiata fuori dalla trincea. L’uomo che lo aveva gettato dentro è lì svenuto. Che strano… lo ha salvato. Nessuno ha mai fatto niente per lui, da quando i suoi genitori sono morti.
Rick esce dalla trincea, ma in quel momento, come uscita dal nulla, una pattuglia militare arriva. Un uomo baffuto, con tono irato, lo addita. “Arrestate quel ragazzo. Mettetelo in cella insieme a Banner. Entrambi hanno trasgredito alle regole della mia base!”.
L’inizio, tormentato, di un lungo sodalizio.

Rick ritorna con la mente al presente e guarda Marlo. "E sai qual è la cosa più strana? Che non ho mai più incontrato quelle persone con cui avevo fatto quella scommessa, non ricordo nemmeno i loro nomi. Incontri di quella giornata, eppure così... fondamentali per quello che sono diventato".
"E cosa sei diventato?" chiede sua moglie.
"Un ricercaguai".
"Ma non ti faceva paura Hulk? Era selvaggio, un colosso che metteva paura al solo guardarlo".
"Vedi, è qui che vi sbagliate, tutti quanti. La prima incarnazione di Hulk era razionale, piena di rabbia ma razionale. E per me è stato... la cosa più simile ad un amico che abbia trovato allora. Solo dopo lo scontro col Signore dei Metalli qualcosa è cambiato, ma poco dopo io mi ero già separato da lui".
"Come si chiamava quella banda? La Brigata Fantastica?".
"La Brigata Giovanile. Vedi, da adolescente ero molto più impulsivo e mi sono vantato delle mie esperienze con Hulk sul mio profilo Facebook, quando ancora ne avevo uno... a ripensarci è un miracolo che l'esercito non mi abbia incriminato per aver divulgato quello che allora era un segreto militare... o forse davo loro quello che volevano, storie impossibili a cui nessuno avrebbe creduto e su cui nessuno avrebbe indagato. Fatto sta che entrai in contatto con degli appassionati di computer, i quali però avevano anche una passione per quello che oggi si definirebbe materiale vintage".
"Le radio a onde corte, solo i nostri nonni se ne ricorderanno ancora" ironizza Marlo.
"Così, quando si trattò di chiedere aiuto per Hulk, utilizzai una di queste radio di modo tale da non far intercettare il messaggio dai militari. Gli hacker di oggi non sanno neanche cosa siano le radio. E questo... ha creato i Vendicatori, anche se io avevo cercato i Fantastici Quattro".

Molti anni fa. Detroit.
Ant-Man:"Prima di separarci io e Wasp abbiamo qualcosa da dire! Ciascuno di noi ha un potere diverso! Se unissimo le nostre forze potremmo essere quasi imbattibili!".
Iron Man:"Lavorare in squadra? Perché no? Io ci sto!".
Thor:"Potremmo fare tanto bene!".
Hulk:"Io sono stufo di venir cacciato! Preferirei essere con voi che contro di voi! Perciò che vi piaccia o no mi unirò ai... ai... Ehi! E come vi farete chiamare?".
Wasp:"Giusto! C'è bisogno di un nome! Dovrebbe essere qualcosa di pittoresco e drammatico come... i Vendicatori o...".
Ant-Man:"'O' un bel niente! Saremo i Vendicatori!".
Iron Man:"Ci batteremo insieme o separatamente a seconda del bisogno!!".
Hulk:"Compiango il tipo che cercherà di sconfiggerci!".
Thor:"Non verremo mai battuti! Perché noi siamo... i Vendicatori!!".

"E non sei orgoglioso di aver contribuito alla nascita del supergruppo più famoso della Terra?".
"E cosa c'è da essere orgogliosi? Io non ho fatto niente, sono stato solo una delle pedine di Loki".
"I Vendicatori non la pensavano così, altrimenti non ti avrebbero reso loro componente onorario".
Rick prende Marlo per una mano, senza replicare. "Andiamo, ci aspetta un lungo viaggio. Verso Washington".

Mentre percorrono un'autostrada solitaria, Rick e Marlo sono persi nei loro pensieri. Pensieri della loro vita insieme, che da tanto tempo non viene turbata da madri folli, morti o superbattaglie... (d’accordo, c’è stato un matrimonio con superesseri, ma quello si può accettare). Vorrebbero durasse ancora tanto, ma entrambi sanno che è una inutile speranza. Ci sono persone comuni come loro che non hanno vite comuni, che muoiono e rinascono, che diventano Hulk o una bomba a tempo, dove anche qualcosa di ordinario come un addio al celibato diviene qualcosa di straordinario.
"Sai" dice Marlo "Di tutte le tue esperienze come amico dei supereroi, quella di cui mi hai parlato più spesso è quando assumesti il ruolo di Bucky al fianco di Steve Rogers. Che però è quella durata meno rispetto alle avventure vissute insieme a Hulk, Mar-Vell, persino Rom... Come mai?".
"Come mai? Perchè Steve Rogers è Capitan America, è l'incarnazione degli ideali che quella figura rappresenta, adesso come allora. Lui mi diede i primi rudimenti di autodifesa quando divenni componente onorario dei Vendicatori... era come se un aspirante jazzista avesse ricevuto lezioni da Charlie Parker, l'eccellenza. La prima volta che lo incontrai mi disse subito quanto io assomigliassi a questo Bucky, un eroe di cui avevo letto da piccolo... uno dei tanti finti morti di questo folle mondo. E rimasi al suo fianco fino a poco dopo la morte di Heinrich Zemo, dopodichè scioccamente diedi di nuovo il mio contributo alla caccia di Hulk... ho poi avuto modo di rimpiangere quella decisione quando lui ha cercato di uccidermi. Cap mi ha salvato e, verde per verde, non mi sono tirato indietro di fronte a una battaglia senza esclusione di colpi con le truppe HYDRA".

Molti anni fa.
“È finita, Cap! Li hai battuti! Abbiamo vinto!”.
“La battaglia non finisce mai, Rick! Altri prenderanno il loro posto! Ecco perché ho gonfiato un manichino in gomma e gli ho messo il mio costume e la mia maschera! È stato quel manichino, dalle sembianze di Steve Rogers, a beccarsi i proiettili! E ora, anche se il mondo saprà che Capitan America è ancora vivo, nessuno potrà sapere chi c’è dietro la maschera! E così Capitan America ha di nuovo un’identità segreta!!”.

"Sì, quello è stato il periodo migliore della mia vita, anche se non si è concluso poi nel migliore dei modi".

A Marlo sembra che Rick stia percorrendo la strada senza una meta ben precisa, nonostante la loro destinazione finale sia Washington, poi capisce che suo marito ha preso una deviazione. Una deviazione che lo porta ad una strada anonima ai più, ma per lui fondamentale. Una strada nella insignificante (per le vicende della comunità umana e superumana) città di Gary, Indiana. Teatro di una immane tragedia, normale nel suo svolgimento.

Molti anni fa.
"Buon lavoro, Marv, ma stai bene? Non mi sembri molto in forma. Ehi, tu puoi sopportare quel gas, vero? Voglio dire… Marv, tu puoi sopportare quel gas, vero?".

"Di questo momento della mia vita invece sono certo che non te ne ho mai parlato tanto" dice Rick Jones a Marlo "Il periodo con Mar-Vell è stato particolare, fatto di alti e bassi, e penso che per me sia stato come una sorta di figura paterna. Il suo livello di moralità ed etica era persino superiore a quello di Capitan America... mi ha insegnato molto più di quanto lui non abbia mai immaginato. E l'averlo visto morire così, senza gloria...". Rick tace.
"Ti incolpi di questo? So bene come sono andate le cose, se Mar-Vell non avesse assorbito quel gas nervino, l'intera cittadina di Gary sarebbe stata distrutta".
"No, nessun senso di colpa. È che avrei voluto che le cose fossero andate diversamente... serviva più tempo".
"A tutti noi serve più tempo per le cose migliori della nostra vita, ma non c'è n'è mai abbastanza. Questa purtroppo è una verità universale. Io invece ora ti darò un'altra cosa a cui pensare. Ti chiederò dove viveva la famiglia Chandler qualche anno fa". Gli occhi di Rick si spalancano in segno di sorpresa.
"Penso che Mar-Vell sarebbe felice" conclude Marlo "Che il suo sacrificio abbia, anche se indirettamente, fatto sì che noi ci conoscessimo".

I due coniugi si avvicinano alla loro meta.
"Vuoi allora dirmi il motivo per cui siamo tornati qui?" chiede Marlo.
"Voglio incontrare il nuovo Capitan America, i Vendicatori mi hanno detto che oggi si trova qui" dice Rick "Non ho mai avuto modo di parlargli in maniera approfondita, di conoscerlo. Voglio fargli capire cosa significa il costume che porta, il nome che si è scelto e quali valori rappresenta".
"Penso lo sappia benissimo".
"No, io non credo".
Marlo trattiene un sorriso. "Sai, finalmente ho capito".
Rick si volta verso di lei. "Cosa? Che cosa hai capito?".
"La vera ragione di questo viaggio, quella che è sfuggita finora anche a te. E che ha origine dall'unica città importante della tua vita che non abbiamo visitato... che non hai voluto visitare. Scarsdale".
"Arizona? Ma è dove sono... nato".
"Rick, io non ho studiato psicologia, però ti sono accanto da molti anni e ti conosco meglio di chiunque altro. Eppure, c'è una cosa che non so: tu sei un orfano, sì, ma quello che non so è se tu abbia mai superato questo trauma. Di certo ci hai provato, hai cercato una figura paterna sostitutiva. Ne hai trovate tre: Bruce ti ha fatto capire come gestire la rabbia, Steve Rogers ti ha insegnato i valori dell'etica e del coraggio, Mar-Vell ti ha fatto comprendere qual è il significato della parola sacrificio. E poi hai cercato quel fratello che non hai mai avuto e lo hai trovato in Genis. Ma ora sei libero, Rick, libero di camminare con le tue gambe".
"Aspetta un attimo, aspetta un attimo!" esclama Rick "Ma se tutto questo è vero... se è vero... tu sei la mia mamma!" conclude con un sorriso.
Marlo sorride a sua volta e gli tira un buffetto. "Che scemo che sei".
I due ripartono, più velocemente di prima.
"Ehi, Rick" dice Marlo "Rallenta, nessuno ci mette fretta. Capitan America sarà ancora lì domani".

La doppia esplosione scuote il palazzo del F.B.S.A., l’intero piano della sala autopsie è avvolto da un’altissima onda di calore che vaporizza quasi istantaneamente ogni cosa che incontra. Intelaiature di metallo si liquefanno e pareti di cemento si sgretolano. Il collasso del piano ha come conseguenza il crollo del piano superiore. Non più frenata da pareti, soffitti e pavimenti l’onda di calore, accompagnata da un’onda d’urto di pari potenza, si propaga in ogni direzione.
Le strutture del palazzo sopravvissute al primo impatto dell’esplosione non sono più in grado di sostenerne il peso.
Ai pochi in grado di vederlo sembra che il palazzo si ripieghi su se stesso, come se fosse stato stretto dalla mano invisibile di un gigante e come un castello di carte si accartoccia e crolla.

La nuvola di polvere e detriti causata dall'esplosione investe Rick e Marlo, pur essendo loro ad una notevole distanza, e poi non riescono più a ritrovarsi. Sono istanti di paura e angoscia, ma una qualche forza interiore dentro di loro gli permette di non arrendersi. Poi, dopo quella che sembra una eternità, la polvere si dirada e rimane solo il terrore.
"Marlo?" grida ad alta voce Rick "Marlo!".
"Sono qui!" lo richiama lei, di fronte ad alcune travi giunte da chissà dove.
Rick corre verso di lei e la prende per mano. "Andiamocene da qui, ci penseranno gli altri eroi e i pompieri".
"Aspetta, Rick!" lo blocca lei "Sento... sento delle persone qui vicino a me. Non chiedermi come faccio a saperlo, ma stanno per morire e noi dobbiamo salvarli!".

Note: Poco da dire su questa storia, Rick Jones è un caposaldo dell'universo Marvel (e MIT per assonanza) e del sottobosco vendicativo, non solo perchè è comparso praticamente in tutti i primi 16, fondamentali numeri. E siccome in questa testata abbiamo dedicato storie a Jarvis... diamine, persino a Fabian Stankowicz!, non vedo perchè non dedicarne una anche all'amico degli eroi. E così ho colmato questa lacuna, rifacendomi più che altro alla caratterizzazione di Rick vista nelle sue apparizioni sulla testata MIT dei Vendicatori. Questa storia mette un punto fermo al Rick di quelle storie e prepara la strada a sue nuove peripezie, dopo nove anni in cui per ragioni ora troppo lunghe da spiegare era rimasto in panchina.
Inutili note di continuity. Non sperate che vi elenchi da dove ho tratto i vari flashback, se non li avete individuati significa che le gravi lacune le avete voi! Non potete invece sapere come Rick e Genis si siano separati poichè quella storia deve ancora essere pubblicata! Il fatto che la debba scrivere io e abbia lasciato una indicazione significa che almeno so cosa sto facendo... o almeno lo spero!
P.S. Quando mi presi il mio periodo sabbatico da MIT giurai a me stesso che, se fossi tornato, non avrei mai e poi mai scritto un'altra storia di una testata vendicativa... sono stato bravo a mantenere la parola data, no?

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